Metodo · astrologia indiana
I varga
Le carte divisionali, e la regola con cui il sito ricava ciascuna.
Un varga divide ogni segno in n parti e assegna a ciascuna un segno, secondo una regola che cambia da varga a varga. Ne esce una carta nuova, con gli stessi corpi in posti diversi: il D-9 di una nascita è una seconda carta, non una colonna della prima. Il numero dopo la D dice in quante parti si divide il segno.
Fra le sedici divisioni classiche le scuole divergono su più d'una, e un segno consegnato senza la regola che l'ha prodotto non si può ricontrollare: per questo la regola viaggia col risultato, scritta per esteso accanto alla carta. A che cosa serva ciascun varga è interpretazione e sta a chi legge; che cosa ciascuno sia è aritmetica, ed è dichiarata.
I sedici che il sito calcola
| Varga | Nome | Parti | Regola |
|---|---|---|---|
| D-1 | Rashi | 1 | Il segno stesso: è la carta di partenza. |
| D-2 | Hora | 2 | Due parti da 15°, la hora del Sole e quella della Luna, rovesciate fra segni dispari e pari. Se abbiano un segno lo dice la convenzione: vedi sotto. |
| D-3 | Drekkana | 3 | Tre parti da 10°: la prima al segno stesso, la seconda al quinto da lui, la terza al nono. |
| D-4 | Chaturthamsa | 4 | Quattro parti da 7°30': al segno stesso, al quarto, al settimo e al decimo da lui. |
| D-7 | Saptamsa | 7 | Sette parti da 4°17'8,57". Nei segni dispari si parte dal segno stesso, nei pari dal settimo. |
| D-9 | Navamsa | 9 | Nove parti da 3°20'. Si parte dal segno stesso se è cardinale, dal nono se è fisso, dal quinto se è mobile. |
| D-10 | Dasamsa | 10 | Dieci parti da 3°. Nei segni dispari si parte dal segno stesso, nei pari dal nono. |
| D-12 | Dwadasamsa | 12 | Dodici parti da 2°30'. Si parte sempre dal segno stesso. |
| D-16 | Shodasamsa | 16 | Sedici parti da 1°52'30". Si parte dall'Ariete se il segno è cardinale, dal Leone se è fisso, dal Sagittario se è mobile. |
| D-20 | Vimsamsa | 20 | Venti parti da 1°30'. Si parte dall'Ariete se il segno è cardinale, dal Sagittario se è fisso, dal Leone se è mobile. |
| D-24 | Siddhamsa | 24 | Ventiquattro parti da 1°15'. Nei segni dispari si parte dal Leone, nei pari dal Cancro. |
| D-27 | Nakshatramsa | 27 | Ventisette parti da 1°06'40", contate di seguito dall'Ariete lungo tutto lo zodiaco. |
| D-30 | Trimsamsa | 30 | Cinque tratti disuguali, retti da Marte, Saturno, Giove, Mercurio e Venere; rovesciati nei segni pari. |
| D-40 | Khavedamsa | 40 | Quaranta parti da 45'. Nei segni dispari si parte dall'Ariete, nei pari dalla Bilancia. |
| D-45 | Akshavedamsa | 45 | Quarantacinque parti da 40'. Si parte dall'Ariete se il segno è cardinale, dal Leone se è fisso, dal Sagittario se è mobile. |
| D-60 | Shashtiamsa | 60 | Sessanta parti da 30', contate dal segno stesso: vedi sotto. |
Sono le sedici divisioni del Brihat Parashara Hora Shastra. Le regole si biforcano in modi diversi, ed è il motivo per cui la tavola non è una formula sola: il D-3 procede per trigoni, il D-4 per kendra, il D-9 parte da dove dice la modalità del segno, il D-7 e il D-10 da dove dice la sua parità, il D-12 riparte sempre dal segno stesso. Il D-16, il D-20 e il D-24 partono invece da pochi segni fissi, scelti dalla modalità o dalla parità: il D-16 e il D-20 usano gli stessi tre, ma con fissi e mobili scambiati. Il D-40 e il D-45 ripetono quelle forme su parti più strette.
Un esempio: la navamsa
Il Sole a 5° del Toro siderale. Il Toro è un segno fisso, quindi la prima delle nove parti va al nono segno da lui, il Capricorno, e le altre seguono in ordine. 5° cadono nella seconda parte, fra 3°20' e 6°40': il Sole è nella navamsa dell'Acquario.
La stessa regola si può dire per elemento: si parte dall'Ariete nei segni di fuoco, dal Capricorno nella terra, dalla Bilancia nell'aria, dal Cancro nell'acqua. Ed equivale a contare le parti di seguito dall'Ariete lungo tutto lo zodiaco, senza ripartire a ogni segno: per questo le parti della navamsa coincidono con i pada dei nakshatra.
La hora, che nel testo non ha segni
Il D-2 divide ogni segno in due metà. Nei segni dispari la prima è la hora del Sole e la seconda quella della Luna, nei pari il contrario. Fin qui concordano tutti. Il Brihat Parashara Hora Shastra (6.5-6) però si ferma lì: a ciascuna metà dà un luminare, non un segno, e così fanno i trattati che lo seguono. Agli usi che il testo ne fa basta il luminare.
La lettura più diffusa manda la hora del Sole al Leone e quella della Luna al Cancro, i segni dei due luminari, e ne fa una carta in cui tutti i graha stanno in uno di quei due segni. Nessun classico letto qui la enuncia: la presuppone il commento di Santhanam, e la dice d'uso comune P.V.R. Narasimha Rao (2003), che ne dubita.
Il sito le tiene tutte e due, col loro nome. La predefinita è quella del testo, Parashara: ogni graha nella hora del Sole o della Luna, senza segno, e quindi senza quadro da disegnare. L'altra, Leone e Cancro, si chiede, e dà una carta con i segni, che si può disegnare. In entrambi i casi la convenzione e la sua fonte viaggiano col risultato. Le altre varianti moderne con un segno, ciascuna con un autore, non sono calcolate.
Il trimsamsa, che non divide in parti uguali
Il D-30 si chiama così ma non ha trenta parti: ne ha cinque, di ampiezza diversa, ciascuna retta da un pianeta. Nei segni dispari 5° a Marte, 5° a Saturno, 8° a Giove, 7° a Mercurio e 5° a Venere, e ogni tratto va al segno dispari del suo pianeta (Ariete, Acquario, Sagittario, Gemelli, Bilancia). Nei segni pari lo stesso ordine si rovescia, con i segni pari degli stessi pianeti.
Lo shashtiamsa, e l'ora al minuto
Il D-60 divide il segno in sessanta parti da mezzo grado. Il verso (6.33) dice di raddoppiare i gradi percorsi nel segno, dividere per dodici e aggiungere uno al resto: si ottiene un numero di segni, contato dal segno stesso. Il sanscrito lo scrive (tad-rāśeḥ, «da quel segno»), così lo legge P.V.R. Narasimha Rao, e così fa l'esempio di Santhanam: Venere a 13°25' del Capricorno, 26 diviso 12 dà resto 2, più uno fa 3, e il terzo segno dal Capricorno sono i Pesci. La traduzione inglese omette quelle due parole, e c'è chi conta dall'Ariete, che darebbe i Gemelli. Quella lettura non ha un autore che la sostenga per iscritto, e il sito non la calcola.
Mezzo grado è poco. L'Ascendente lo attraversa in pochi minuti di orologio, più o meno secondo il segno che sorge e la latitudine, e un'ora di nascita data al quarto d'ora non basta a dire in quale parte cada. Per questo il D-40, il D-45 e il D-60 escono con un'avvertenza calcolata su quel tema: di quanti minuti l'ora dovrebbe sbagliare, prima o dopo, perché il lagna e la Luna cambino segno. Un segno con molte cifre sembra preciso anche quando non lo è; l'avvertenza serve a dire quando lo è.
I sessanta nomi delle parti (Ghora, Rakshasa, Deva…), che il testo dà come benigni o maligni e rovescia nei segni pari, non sono riportati: il sito calcola le carte, non i giudizi.
I varga buoni, e il loro conto
Il testo (6.42-53) chiama «buono» per un graha il varga che cade nel suo segno di esaltazione, di moolatrikona o proprio, oppure in un segno dei signori dei kendra contati dall'arudha lagna. I varga buoni si contano in quattro schemi, di sei, sette, dieci e sedici divisioni, e a ogni conto il testo dà un nome: nel dashavarga, per esempio, due fanno Parijata, tre Uttama, dieci Sridhama. Il sito conta e riporta il nome; che cosa il nome prometta non lo dice.
Dove il testo lascia due strade, la scelta è dichiarata accanto al conto. I segni di dignità sono quelli della traduzione di Santhanam. L'arudha lagna si ricava come in 29.1-5: si conta dal lagna al segno del suo signore e altrettanto oltre, e se si ricade nel lagna o nel settimo si prende il decimo o il quarto. Lo Scorpione e l'Acquario hanno due signori (Marte e Ketu, Saturno e Rahu), e il testo vuole il più forte: il sito lo sceglie con la regola che il BPHS dà per gli stessi due segni nella chara dasha (46.158-166), e dice quale ha scelto. È una regola larga, che Santhanam stesso segnala: può rendere buoni fino a otto segni su dodici, e per questo ogni varga buono porta la sua ragione. La hora di Parashara, che non ha segni, si conta con la nota di Santhanam (p. 90). Senza ora di nascita il conto non c'è, perché l'arudha vuole il lagna.
Accanto c'è sempre un secondo conto, di un altro autore: P.V.R. Narasimha Rao (Vedic Astrology: An Integrated Approach, 2000, §6.6) conta solo i segni di esaltazione, di moolatrikona e propri, senza la regola dell'arudha, e la hora con i segni Leone e Cancro, come nel suo esempio. I due conti possono dare nomi molto diversi, e il sito li riporta tutti e due col nome di chi li fa, senza sceglierne uno.
Il verso 53 dice che i varga buoni di un graha combusto, sconfitto in guerra, in neecha, debole o in un'avastha come śayana «distruggono gli yoga». Non cambia il conto, ma il sito calcola le condizioni che nomina, ciascuna con la sua fonte, perché il BPHS le nomina senza definirle. La combustione usa le distanze dal Sole del Surya Siddhanta (IX.6-9), che il testo dà in gradi di tempo e il sito applica alla longitudine, dicendolo. La guerra è fra due dei cinque pianeti a meno di un grado (VII.19), e vince Venere comunque, degli altri chi sta a nord (BPHS 79.9). Le dodici avastha si contano con la formula di 45.30-33 e le letture di Santhanam, che la prova su un esempio. Quali avastha guastino i varga buoni il testo non lo dice, e il sito nemmeno; la debolezza non ha una soglia, e non c'è.
Il vimshopaka, la forza su venti punti
Lo stesso capitolo (7.17-27) dà a ogni graha una forza su venti punti in ciascuno schema. In ogni varga il graha prende 20 se il segno è suo, e altrimenti 18, 15, 10, 7 o 5 secondo la relazione composta col signore del segno, da adhimitra ad adhishatru; il numero si pesa con l'importanza del varga nello schema. Esaltazione e moolatrikona non danno il pieno: il testo lo riserva al segno proprio. Nel saptavarga il verso elenca sette pesi senza dire a quale varga vada ciascuno, e il sito segue la tavola di Santhanam (p. 97), che dà al navamsa 2½ e al dwadasamsa 4½. Il calcolo è ricontrollato sull'esempio svolto di Santhanam (pp. 98-99): Venere, 16,8 punti nello shadvarga. Le fasce che il testo associa ai punteggi («sotto cinque non dà buoni risultati») sono un giudizio, e non sono riportate.
La fonte, e le tavole stampate
Le regole vengono dal Brihat Parashara Hora Shastra, capitolo 6, nella traduzione di R. Santhanam (vol. I, 1992, pp. 68-86), e ciascuna porta il suo verso accanto al risultato. Quella del D-27 è 6.24-26, alle pp. 78-79, e la tavola che Santhanam stampa accanto ha un refuso, nella colonna dei Gemelli, che la regola e la colonna della Bilancia smentiscono: il motore segue la regola. È il genere di errore che si propaga quando le tavole si copiano invece di ricalcolarle, ed è un'altra ragione per cui il sito consegna la regola e non solo il segno.
I varga si calcolano nella sezione Vedica.
Il termine in breve sta nel glossario.